Bimba morta di malaria, "contagio forse a Bibione"

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"Se dalle analisi in corso emergesse che il ceppo o variante di Plasmodium Falciparum che ha provocato la malaria nei due bambini ricoverati a Trento e nella piccola Sofia fosse lo stesso, allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale ma resterebbe da capire in che modo", afferma all'ANSA il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, Massimo Galli.

A dirlo è Nunzia Di Palma, direttrice dell'unità operativa di pediatria dell'ospedale di Trento.

"Stamattina una equipe mista del ministero della Salute e dell'Iss è partita per Trento, abbiamo mandato i nostri migliori tecnici, il direttore del dipartimento di malattie infettive Gianni Rezza e il nostro entomologo, che è una delle eccellenze mondiali su questo settore".

Indaga per omicidio colposo contro ignoti la Procura di Trento. Da chiarire ancora le modalità di contagio. Già dai primi accertamenti fatti dagli esperti del ministero della Salute era stato ipotizzato il contagio in ospedale a Trento. Il 13 agosto, mentre la famiglia si trovava in vacanza a Bibione, sulla riviera veneta, è stata portata all'ospedale di Portogruaro per una patologia diabetica, dove è rimasta tre giorni. Sofia è arrivata in gravissime condizioni e per lei purtroppo non c'è stato nulla da fare. Sofia e la sua famiglia non avevano trascorso le vacanze in località esotiche in cui la malattia è endemica e non c'è letteratura che attesti la diffusione della malaria cerebrale in Italia attraverso zanzare autoctone.

"Dalle prime indicazioni pare che la bambina potrebbe aver contratto la malaria in ospedale, a Trento, il motivo per il quale sarebbe un caso molto grave".

Intanto si fa strada l'ipotesi che la bambina sia stata contagiata a Bibione. In quei casi, i bambini erano guariti. Il virus è stata contratto da due gemellini di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, originari della Nigeria.

Resta da capire se il contagio sia avvenuto a Trento o a Bibbione: il quotidiano locale riporta la decisione dell'ospedale trentino di disinfestare il reparto di pediatria dopo aver fatto prelievi di zanzare a campione per confermare o meno la presenza della zanzara Anopheles. Nello stesso reparto non si sono registrati altri casi, nessun paziente ha manifestato sintomi riconducibili alla malattia. A questo punto, occorre attendere l'indagine epidemiologica.

La causa dell'infezione potrebbe essere ricercata nella puntura di una zanzara. Ma i tempi per i risultati, si è appreso, non saranno brevi. I tempi di incubazione, combacerebbero infatti con tale ipotesi. C'è un'ipotesi che nelle ultime ore sta prendendo piede, ma è ancora tutta da dimostrare: ha a che vedere con un ricovero precedente di Sofia nel reparto di pediatria del Santa Chiara. "Quello che potrebbe essere successo è che qualcuno, di ritorno da un viaggio nelle zone colpite, abbia 'portato' il plasmodio e sia stato punto da una anofele 'nostrana' che a sua volta ha punto la bambina".

Carosi fa riferimento a un caso registrato a Grosseto nel 1997: anche in quel caso era la prima volta in trent'anni. "Il 90% dei casi africani è di questo tipo, così come il 30-50% di quelli asiatici". Lo ha annunciato il procuratore capo di Trento Marco Gallina dopo la morta di di Sofia Zago, morta a 4 anni di malaria. Una morte assurda, difficile da spiegare anche per i medici, incapaci di risalire con certezza alle cause che hanno determinato il contagio della bambina.