Pavia, un Tricolore di 20 metri per ricordare il generale Dalla Chiesa

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Nella ricorrenza della strage di Capaci, in cui fu ucciso Giovanni Falcone, abbiamo dedicato un articolo alla memoria del grande magistrato divenuto un simbolo nella lotta alla criminalità organizzata; è quindi d'obbligo ricordare un altro protagonista di quella stessa lotta, un uomo che ha passato la propria esistenza al servizio delle istituzioni, ovvero il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Il capo dello Stato ha deposto una corona di alloro sotto la lapide che ricorda l'eccidio. Qui dalla Chiesa riuscì a portare sotto processo gli assassini del sindacalista Placido Rizzotto, ucciso il 10 marzo del 1948; il processo si concluse però con l'assoluzione degli imputati per assenza di prove e il capitano dalla Chiesa venne trasferito. La commemorazione, davanti alla lapide che ricorda il luogo della "mattanza" e dove qualche minuto dopo le sventagliate di mitra lasciò un cartello con scritto "Qui muore la speranza dei siciliani onesti".

"La sua morte non è stata inutile" afferma la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

Quella frase del Generale, la sua vita, il suo impegno nella lotta al terrorismo e alla mafia, costituiscono per me un punto di riferimento imprescindibile dell'agire privato e pubblico e sono convinto che se fossero sentiti da tutti i nostri concittadini come principi irrinunciabili, il nostro Paese sarebbe infinitamente migliore.

Bindi ha poi concluso ringraziando l'Arma dei Carabinieri ed esprimendo il proprio sostegno ai figli, ai quali va il merito di "tenere accesa la memoria ed alimentare l'impegno di tutti contro la mafia". E anche lui si sofferma "sugli strumenti necessari per affrontare Cosa Nostra" "chiesti a gran voce dal generale".

Dopo i saluti istituzionali del rettore Fabrizio Micari e del presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, interverranno Riccardo Galletta, comandante della Legione Carabinieri, "Sicilia" Salvatore Lupo, docente di Storia Contemporanea di Unipa, Felice Cavallaro, editorialista del Corriere della Sera, Francesco Lo Voi, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della Criminalità Organizzata, presso l'Università degli studi di Milano.

"Oggi non c'è più - ha di chiarato la figlia del generele, Rita Dalla Chiesa - la mattanza di 35 anni fa, purtroppo continua a esserci però una sottovalutazione quotidiana della legalità". Nonostante le difficili condizioni, il generale non si rassegnò. "Egli era riuscito a definire una mappa del potere mafioso - prosegue Laura Boldrini -, ne aveva intuitole diramazioni in politica, nel mondo dell'imprenditoria, nelle attività di riciclaggio e in quelle apparentemente lecite".