La Polonia chiederà l'estradizione dall'Italia di tutti e quattro responsabili

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Nel frattempo la Polonia, ha fatto sapere attraverso il Viceministro della Giustizia, Patryk Jaki che è intenzione del Paese chiedere l'estradizione dei quattro componenti del gruppo di violentatori. Con dei distinguo, negano i rapporto sessuale con la turista polacca, ammettono le aggressioni e le percosse alla transessuale peruviana, salvo poi dire che il rapporto è stato consenziente."Eravamo pieni di alcol e droga", hanno però raccontato. Il vice ministro Jaki ha detto che i quattro dovrebbero affrontare una punizione molto severa per avere commesso questi crimini. Le autorità polacche hanno aperto una loro inchiesta sui fatti avvenuti sulla spiaggia di Miramare di Rimini nella notte fra il 25 e il 26 agosto. Si tratta di due fratelli marocchini di 15 e 16 anni e di un nigeriano di 17.

Dei quattro stupratori, intanto, tre (tutti minorenni) hanno confessato. Le pene, se dovessero essere condannati, potrebbero superare i 20 anni. Il reato più grave è la rapina aggravata come è stato spiegato stamane dai procuratori capi Paolo Giovagnoli e dal sostituto Stefano Celli. "Lui dava ordini e noi ubbidivamo come cani" ha detto il 17enne agli inquirenti, riferendosi a Butungu. Sono tutte circostanze ancora da verificare. Butungu, l'ultimo a essere arrestato mentre cercava di fuggire in treno, si è difeso dicendo: "Non c'ero, avevo bevuto e mi sono addormentato". "Quando mi sono svegliato ho incontrato dei ragazzi che mi hanno offerto di acquistare un orologio e un telefonino probabilmente rubati, e così ho fatto", ha aggiunto. La Procura per i minorenni, guidata da Silvia Marzocchi, ha già avanzato la richiesta di custodia cautelare in carcere per i due ragazzi marocchini e il nigeriano e presumibilmente la stessa scelta faranno i colleghi della Procura riminese. Una versione smentita dalle immagini delle telecamere che ritraggono il gruppo insieme, tra il primo e il secondo episodio, nel tragitto tra il lungomare e la strada statale.

LICENZIATO - La cooperativa Lai-Momo ha licenziato il mediatore culturale che, all'indomani degli stupri di Rimini, aveva scritto su Facebook un commento nel quale sosteneva che "lo stupro è peggio solo all'inizio, ma che poi la donna si calma e il rapporto diventa normale". Anche per il maggiorenne sarà domani l'udienza di convalida.