Banca Popolare, vertici sotto inchiesta: coinvolti sei dirigenti

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A carico di Marco Jacobini e dei suoi due figli si ipotizzano anche i reati di concorso in maltrattamenti ed estorsione. Le presunte irregolarità commesse riguardano in buona parte l'acquisizione di Tercas, la ex Cassa di Teramo. È questo il ritratto della Banca popolare di Bari, come emerge appunto dalla nuova indagine affidata ai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e che è già arrivata a un primo step: i vertici del più grande istituto di credito del Sud sono finiti per la prima volta nel registro degli indagati e con accuse pesanti. Il dipendente avrebbe evidenziato ai vertici della banca le irregolarità emerse durante la sua attività, ma queste sue segnalazioni non sarebbero state gradite dai vertici della banca, al punto che il funzionario sarebbe stato mobbizzato e licenziato.

L'indagine riguarda i 5 più alti dirigenti: il presidente Marco Jacobini, assieme ai suoi due figli Gianluca e Luigi che sono rispettivamente condirettore generale e vice, il responsabile alla contabilità e bilancio Elia Circelli ed il dirigente dell'ufficio rischi Antonio Zullo.

I vertici della Banca Popolare di Bari risultano indagati con le accuse di associazione per delinquere, ostacolo all'attività di vigilanza di Bankitalia e Consob, falso nel prospetto informativo, maltrattamenti ed estorsione.

Sono sei in tutto i dirigenti coinvolti, ai quali la Procura ha notificato la proroga delle indagini. Gli accertamenti svolti dalla guardia di finanza, però, riguarderebbero anche "il rilascio di linee di credito, in via diretta o indiretta, con l'acquisto di azioni". In particolare, ritiene la Procura, per agevolare alcuni grossi azionisti, gli ordini di vendita dei titoli sarebbero stati inseriti manualmente senza rispettare l'ordine cronologico e violando cosi' il principio della parità di trattamento dei soci, a danno dei piccoli azionisti.

La Banca Popolare di Bari ha garantito prestiti a migliaia di imprese e cittadini baresi e pugliesi.

La replica della Popolare: "Le dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato per giusta causa è bene che siano oggetto di ogni approfondimento da parte della Procura, per consentire poi alla Banca Popolare di Bari di agire nei confronti dell'autore di tali inaccettabili propalazioni", si legge in un comunicato.

"Sia chiaro: per la Banca contano solo i fatti, gli atti, i numeri, la trasparenza delle procedure e, di conseguenza, la fiducia dei soci e dei clienti".