Papa Francesco: "Sì allo ius soli". Salvini: "Lo faccia in Vaticano"

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Integrare. L'integrazione, sottolinea il Papa, prevede che al momento della nascita vada "riconosciuta e certificata" la nazionalità e a tutti i bambini vada "assicurato l'accesso regolare all'istruzione primaria e secondaria". A Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare.

Quanto ai minori, "la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti". Il Pontefice ha preso posizione sullo ius soli, manifestando il suo sostegno anche allo ius culturae, visto che ha chiesto che venga riconosciuto il diritto a completare il percorso formativo nel paese d'accoglienza. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Bergoglio promuove poi l'affidamento familiare: "Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia e' importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento". "A essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio".

Agenpress - "Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati".

Il Papa chiede di "favorire in ogni modo la cultura dell'incontro, moltiplicando le opportunita' di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunita' locali ai processi integrativi". "Mi preme sottolineare - aggiunge - il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie". Infine Francesco incoraggia a prodigarsi affinche' venga promosso "l'inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti - compresi i richiedenti asilo - la possibilita' di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un'informazione adeguata nelle loro lingue originali". "Dopo l'ultimo intervento del Pontefice e il richiamo alla approvazione dello ius soli - ha scritto in una nota il deputato di Direzione Italia Daniele Capezzone - desidero personalmente ricordare che non tocca a Papa Francesco (o a un altro capo di Stato estero) scrivere le leggi del Parlamento italiano, o dire quali norme debbano o non debbano essere approvate. A differenza della Citta' del Vaticano dove la concessione della cittadinanza avviene raramente e solo in casi eccezionali".