Donna fatta a pezzi, il fratello: "Ci pensavo da due mesi"

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Dopo un interrogatorio durato diverse ore, Maurizio Diotallevi, 62 anni, è stato fermato con l'accusa di aver fatto a pezzi il corpo della sorella Nicoletta di 59 anni, per poi gettare parti del corpo in diversi cassonetti. È il racconto di Maria (nome di fantasia), la nomade romena di 39 anni che ha trovato le gambe mozzate in un cassonetto: "Per me le gambe - dice ancora agitata - erano state congelate perché nelle buste non c'era per niente sangue, ma non sono certa perché ho avuto paura a toccarle". Il massacro è avvenuto proprio all'interno della casa della vittima, il 14 di Agosto, situata in via Guido Reni a Roma. Il fratello durante il corso dell'interrogatorio ha confessato agli inquirenti: "Ci pensavo da mesi". La zona chic della Capitale, dove si trovava l'ultimo pezzo del patrimonio di famiglia dei due: l'appartamento lasciato in eredità da papà Eugenio, generale dell'Esercito, e da mamma Liliana. A far scattare l'ira dell'uomo potrebbe essere stata una richiesta di soldi respinta dalla sorella. Da piccoli, Maurizio e la sorella seguivano il papà generale in giro per l'Italia e a Bruxelles, poi lui si era trasferito sotto la Mole per studiare Economia e commercio e al tempo stesso restare vicino alla nonna rimasta vedova dopo la morte del marito, funzionario della prefettura torinese. Secondo le prime testimonianze fra i due - apparentemente - non c'era alcun problema.

L'uomo ha ricostruito l'accaduto davanti agli inquirenti gli eventi che hanno portato all'uccisione della sorella, che da poco era rientrata da un viaggio nei Paesi scandinavi. E in questo caso la povera rom, che è stata ricoverata in ospedale in stato di shock, capisce subito che gli arti amputati di un cadavere sono qualcosa che non si può buttare via, come si butta via un paio di scarpe.