Omicidio Giulio Regeni, Nyt: ucciso dai servizi segreti egiziani, Italia sapeva

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A confermare una tesi che da tempo sembrava aver trovato diversi riscontri è un articolo del New York Times firmato da Declan Walsh, il giornalista che dal Cairo ha seguito tutte le fasi dell'inchiesta sull'omicidio Regeni, che ne ha avuto conferma da tre fonti all'interno dell'ex amministrazione Obama.

Gli Stati Uniti dell'amministrazione Obama acquisirono prove che Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani e avvertirono il governo Renzi.

Non solo, queste conclusioni furono comunicate "al governo Renzi su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca". Tuttavia "per evitare di svelare l'identità della fonte non furono passate le prove così come erano, né fu detto quale degli apparati di sicurezza egiziani si riteneva fosse dietro l'omicidio". Secondo l'articolo, alcuni funzionari di Obama erano convinti che qualcuno "di alto grado" del governo egiziano potesse avere ordinato l'uccisione di Regeni "per mandare un messaggio ad altri stranieri e governi stranieri, cioè di smettere di giocare con la sicurezza dell'Egitto".

"Non avevamo dubbi che questa faccenda era conosciuta ai massimi livelli", ha affermato una terza fonte. "Dagli Usa non sono mai arrivate prove esplosive". Nella sua ricostruzione delle indagini, il Nyt ricorda che i testimoni sembravano essere stati addestrati, i filmati delle telecamere di sorveglianza della metropolitana erano stati cancellati, le richieste sui metadata di milioni di telefonate erano state respinte sulla base che avrebbero compromesso i diritti costituzionali dei cittadini egiziani. Anche perché "si temeva che gli egiziani impiegati presso la sede diplomatica italiana passassero informazioni alle agenzie di sicurezza egiziane".

Questo portò alcune settimane dopo "l'allora segretario di Stato, John Kerry, a un aspro confronto con il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry, nel corso di un incontro che si tenne a Washington". "C'erano altre priorità. I servizi di intelligence italiani avevano bisogno dell'aiuto dell'Egitto nel contrastare lo Stato islamico, gestire il conflitto in Libia e monitorare il flusso di migranti nel Mediterraneo", scrive Walsh. Questo rivela il New York Times. Notizia non presa bene dalla famiglia del ragazzo che si è detta "indignata per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano". La verità sul caso Regeni purtroppo ancora non c'è, ma l'errore commesso più di un anno fa dal governo, tipico delle sparate propagandistiche renziane, fu dare l'impressione che a capo del nostro Paese ci fosse una sorta di succursale di Amnesty International, impegnata a inseguire la giusta, anzi doverosa, mobilitazione di giornali e opinione pubblica italiani sull'onda dell'indignazione per la tragica fine di Giulio Regeni.