Foggia, agguato al bosso mafioso. I testimoni uccisi a colpi di mitra

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Ne è convinto il il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti secondo il quale "a criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalita' foggiana, e' stata considerata troppo a lungo una 'mafia di serie B'".

"Purtroppo - ha aggiunto nel corso dell'intervista radio - la storia non è nuova, le faide tra i clan mafiosi foggiani risalgono a oltre 30 anni fa con circa 300 omicidi, L'80% dei quali sono rimasti impuniti, e questo la dice lunga sulle difficoltà di investigare". Stando a quanto dichiara Roberti, infatti, l'unico modo per poter disturbare i clan, sarebbe spezzare assolutamente il legame che li lega con i traffici dell'Albania. Siamo andati in Albania nei mesi scorsi a chiedere cooperazione, abbiamo incontrato a Roma il Ministro degli Interni albanese che ha promesso maggiore collaborazione. "Bisogna mandare in quel territorio il meglio delle professionalità investigative, lo ha detto recentemente la Presidente della Commissione Antimafia e io lo condivido perché se questa è una priorità, è non c'è dubbio che il contrasto alla criminalità foggiana sia una priorità assoluta, allora bisogna mettere in campo il meglio delle risorse".

"Nell'ultimo processo importantissimo che si è celebrato a Foggia, condotto dalla Procura Distrettuale di Bari per una catena enorme di estorsioni, purtroppo non si è registrata la partecipazione della società civile".

Infine, Roberti, condanna definendolo "estremamente negativo" il fatto che il Comune di Foggia non si sia costituito parte civile del processo. Il commando aveva una missione da portare a termine: uccidere il boss Mario Luciano Romito. "Qui c'è una guerra ma nessuno lo sa" afferma sottolineando che chi c'è fa un lavoro straordinario ma non basta. A dimostrarlo, ricordava la relazione della DIA, "l'alto numero di omicidi e "lupare" bianche ancora irrisolti".

La strage del Gargano ha richiamato l'attenzione su una realtà che finora è stata sottovalutata.