Venezuela, respinto attacco a base militare: caccia ad assalitori

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Il presidente del parlamento venezuelano, Julio Borges, ha chiesto al governo di dire la verità su quanto accaduto invitandolo a non accusare l'opposizione.

Maduro ottiene anche l'appoggio di Diego Armando Maradona, pronto "a vestirsi da soldato per combattere contro l'imperialismo". Ma nelle stesse ore i principali Paesi del continente americano hanno annunciato che non ne riconoscono la legittimità, portando lo scontro di Caracas al centro dello scenario internazionale. La presidente della Costituente Delcy Rodriguez lo ha chiamato "usurpatore". Se fosse servita, questa è la conferma della crisi istituzionale ormai galoppante nel paese. "#Venezuela Immagine della procuratrice Luisa Ortega Diaz destituita che fugge in moto impone una risposta diplomatica europea contro la deriva autoritaria" ha scritto ieri su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Tantissimi i tweet di leader e deputati della tavola dell'Unità Democratica (Mud) che hanno salutato il suo ritorno a casa. Altri dieci uomini sono riusciti a fuggire. Ormai chi alza la testa finisce in prigione, senza atti giudiziari o con sentenze discutibili.

Ma non è solo la rimozione di Ortega Diaz ad avere provocato sdegno e nuove rimostranze da parte dell'opposizione, in un crescendo che ha visto intervenire anche la Santa Sede con un messaggio di Papa Francesco.

La strategia del regime a questo punto è chiara: guadagnare tempo, attraverso strumenti come l'assemblea costituente, con l'obiettivo di fiaccare l'opposizione.

43 scritte in ebraico sono state rinvenute nella zona più calda delle manifestazioni anti Maduro. Caracas però ha 160 miliardi di debiti, soprattutto verso la Cina, e circa 10 miliardi di riserve: se i creditori si stancassero, esigendo di essere pagati, il Venezuela finirebbe in bancarotta immediata. Ed è notizia fresca che un distaccamento militare (la 41a brigata di blindati) nella città di Valencia si sia ribellato per "ristabilire l'ordine costituzionale": subito condannati da Maduro che li ha definiti parte di un attacco terrorista, i ribelli hanno emesso un comunicato nel quale condannano "la tirannia assassina di Maduro". Secondo la procura venezuelana, Caguaripano obbediva agli ordini del capitano in pensione della Guardia nazionale Juan Carlos Nieto Quintero, già arrestato.