L'Italia invierà una missione navale in Libia

Regolare Commento Stampare

L'ipotesi ancora sul tavolo è l'apertura di hotspot direttamente sul territorio libico, da affidare alla gestione dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, da sempre esclusa da tutti i regimi che hanno governato la Libia.

Il governo italiano ha deciso che invierà una missione militare in Libia a supporto della Guardia costiera locale, per arginare gli sbarchi di migranti sulle coste italiane e prevenire i naufragi nel Mediterraneo.

Durante la mattinata del 28 luglio, il premier libico Fayez al-Serraj aveva però smentito l'autorizzazione all'ingresso in acque territoriali libiche di navi italiane, ribadendo l'inviolabilità della sovranità nazionale.

"Non è certo un'iniziativa che si prende contro la sovranità libica", ha detto Gentiloni. "Stiamo parlando di una richiesta cui abbiamo aderito di supporto alla Guardia costiera libica". "È un contributo che può essere molto rilevante per contrastare i mercanti di esseri umani e governare i flussi migratori che giungono nel nostro Paese".

Gentiloni ha rivolto un appello alle Camere: "Mi auguro che il Parlamento possa dare il via libera con il consenso più largo" alla missione. "Questa misura - precisa il ministero degli Esteri libico - potrebbe richiedere la presenza di alcune unità navali italiane che operino nel porto di Tripoli solo a questo scopo e se vi fosse la necessità", ha spiegato il ministero in una nota, sottolineando che "non sarà autorizzato alcun intervento di questo genere senza permesso e senza coordinamento con le autorità libiche all'interno del territorio e delle acque regionali libiche".

Da parte sua Tripoli ha confermato la richiesta di supporto rivolta all'Italia, un sostegno tecnico, logistico e operativo - si legge in una nota di chiarimento -, per aiutare la Libia nella lotta al traffico di esseri umani e salvare la vita dei migranti.