Antitrust apre indagine su influencer marketing. UNC: una nostra vittoria

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Il connubio selfie-vip-pubblicità occulta è sempre più diffuso, tanto che si è reso necessario l'inverto dell'Autorità Antitrust.

Tale fenomeno sta assumendo dimensioni crescenti in ragione della sua efficacia derivante dal fatto che gli influencerriescono a instaurare una relazione con i followers-consumatori, i quali percepiscono tali comunicazioni come consiglio derivante dall'esperienza personale e non come comunicazione pubblicitaria - si legge nel comunicato ufficialePer sollecitare la massima trasparenza e chiarezza sull'eventuale contenuto pubblicitario dei post pubblicati, così come previsto dal Codice del Consumo, l'Autorità Antitrust, con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, ha inviato lettere di moral suasion ad alcuni dei principali influencer e alle società titolari dei marchi visualizzati senza l'indicazione evidente della possibile natura promozionale della comunicazione. Alla Ferragni basta una semplice foto con un determinato vestito addosso e relativo tag per fare pubblicità, peccato però che questa pratica non è mai stata regolata, almeno fino ad ora.

L'Antitrust accende un faro sulla promozione di marchi da parte degli influencer che utilizzano i propri profili sui social network come Facebook, Instagram, Youtube o Twitter per esprimere il proprio endorsement a prodotti e servizi. Dettaglio che i cosiddetti influencer si guardano bene dal prendere in considerazione. In altri paesi, come gli USA o l'Inghilterra, sono già state emanate le regolamentazioni: in USA tramite la Federal Trade Commission mentre in Gran Bretagna tutti i contenuti che effettuano sponsorizzazioni devono essere identificati da apposite diciture.

Nel proprio comunicato, l'Authority non chiarisce i destinatari di queste lettere, ma secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica a ricevere queste missive sarebbero stati, tra i tanti, Chiara Ferragni, Fedez, Belen Rodriguez, Anna Tatangelo, Alessia Marcuzzi e marchi come Adidas, Alberta Ferretti e Louis Vuitton.

Tutti sono sollecitati a fornire "adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale".