Lavoro: arriva l'obbligo di autogiustificare assenze per malattia

Regolare Commento Stampare

La certificazione deve attestare lo stato di salute del dipendente sulla base di dati clinici constatati direttamente ovvero oggettivamente documentati. Un disegno di legge che promette una rivoluzione copernicana: autocertificare i primi tre giorni di malattia.

Già durante il Dicembre dello scorso anno, la proposta era stata oggetto di un Ordine del giorno che aveva raggiunto l'unanimità dal Consiglio nazionale per la sua approvazione.

Se sarà approvato in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso, sotto la sua esclusiva responsabilità, a comunicarlo al medico, che si farà semplice tramite per la trasmissione telematica all'Inps e al datore di lavoro.

Malattia, autocertificazione per i primi 3 giorni. "Il Ddl incide poi, ridimensionandole, sulle pene ai medici, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella legge Brunetta".

La Fnomceo spiega meglio tutti i dettagli della proposta approvata: "E gli appelli non sembrano essere rimasti inascoltati: è stato infatti assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senatoil Ddl presentato da Maurizio Romani, vicepresidente della Commissione Igiene e sanità".

Il rischio di essere malati per finta non nasce quindi con l'autocertificazione, anzi in questo caso "chi fa il furbo - afferma il primo firmatario del disegno di legge - si assume la responsabilità di aver fatto un'autocertificazione falsa".

Maurizio Scassola, vicepresidente della Fnomceo, che porta avanti il progetto da tempo, spiega: "Ci sono disturbi, come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili".

D'altra parte già oggi avviene più o meno la stessa cosa, con la differenza che il dipendente deve recarsi personalmente dal medico il quale, però, molto spesso non può fare altro che "fidarsi" del racconto del paziente.

La proposta di legge, se ovviamente vi è la volontà politica, potrebbe esserea pprovata entro la fine della legislatura.

Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali, è categorico: "È l'ennesimo provvedimento che va nella direzione contraria di quanto sarebbe necessario per aumentare il livello della produttività del lavoro".