Mafia, voto di scambio a Niscemi. Nove in manette, anche l'ex sindaco

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GLI ARRESTATI. Nell'inchiesta della Dda della Procura di Caltanissetta su mafia e amministrative a Niscemi del 2012 sono nove le persone destinatarie del provvedimento restrittivo emesso dal Gip. Gli effetti di questo accordo, evidenziano gli investigatori, avrebbe potuto prolungare i suoi effetti anche oggi nell'importante comune della provincia di Caltanissetta. Ad appoggiarlo sarebbero stati il boss di Niscemi, Giancarlo Giugno, e di Gela, Alessandro Barberi.

Le indagini hanno fatto emergere che uomini appartenenti a "Cosa Nostra" di Niscemi e di Gela si incontravano per prendere accordi politico-mafiosi. Ciò, stando a quanto riportato da Marzia Giustolisi, capo della squadra mobile, avrebbe "condizionato l'attività amministrativa". "Da una parte i boss di Niscemi e Gela, dall'altro La Rosa e altri amministratori e suoi collaboratori". Questa la pesantissima accusa nei confronti dell'ex sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa, finito in manette nella mattinata di giovedì insieme ad altre otto persone tra cui un suo ex consigliere e due esponenti del suo entourage. Oltre all'ex sindaco, le misura restrittive hanno interessato anche l'ex assessore ai lavori pubblici ed urbanistica, il gelese Carlo Attardi, 31 anni; Giancarlo Giugno, 58, detenuto presso la Casa Circondariale di Terni; Salvatore Ficarra, 47; Francesco Spatola, 53; Francesco Alesci, 48 anni; Giuseppe Attardi, 54; Salvatore Mangione, 47 e Giuseppe Mangione di 44. Durante la campagna elettorale del 2012 costante era cosi' l'attivismo degli affiliati a Cosa nostra Ficarra e Spatola che spingevano i residenti a votare il candidato consigliere Attardi noto anche come "giacchiteddra" originario di Gela, nella Lista Civica La Rosa.

I reati contestati sono associazione mafiosa e voti di scambio politico.

A Niscemi Cosa nostra è sempre stata interessata a mettere le mani sull'amministrazione comunale.