Bioetica: Corte Strasburgo, il piccolo Charlie va lasciato morire

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La Corte di Strasburgo, nel decidere sul ricorso, ha tenuto conto "del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell'accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche". Una vicenda drammatica e con risvolti decisamente crudeli che ha visto i giovani genitori del bambino, Chris Gard e Connie Yates, tentare ma senza successo di portare il figlio negli Stati Uniti per sottoporlo a cure sperimentali non disponibili in Gran Bretagna nel tentativo disperato di salvarlo dalla sindrome di deperimento mitocondriale.

"Sospendete le cure per il piccolo Charlie Gard": è la decisione della Corte europea dei diritti umani, che ha ritirato le misure preventive per il bimbo che soffre di una rara e fatale malattia genetica. Da questa decisione i genitori hanno cominciato a ricorrere in appello, fin quando la storia di Charlie è arrivata a Strasburgo. Tutto contro il volere dei genitori, i quali si erano battuti per continuare. Difficile a dirsi e la storia di Charlie Gard al momento ha fornito più domande che risposte. Il piccolo di soli 10 mesi è affetto dalla sindrome di deperimento mitocondriale, che non lascia scampo. Anche se dal punto di vista clinico non vi fosse alcuna speranza, non si tratta certo di una violenza portata sul corpo del piccolo Charlie, ma di uno smisurato amore": "è ferma la reazione di Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv). "I medici in America sostengono che non c'è motivo per cui la terapia non debba funzionare su Charlie e ogni genitore, ne siamo convinti, lotterebbe fino in fondo come stiamo facendo noi" aveva detto qualche giorno fa la madre di Charlie. Così hanno voluto i medici del Great Ormond Street Hospital, il centro pediatrico di Londra dove il piccolo Charlie sta combattendo la battaglia più ingiusta e crudele.

Il 12 aprile scorso l'Alta Corte inglese si era già pronunciata in merito, stabilendo che i medici di Londra potevano staccare la spina. Oltre a questa denuncia c'è stata anche quella ai tribunali britannici per la loro decisione, citata: "come un'interferenza iniqua e sproporzionata nei loro diritti genitoriali". Inoltre i giudici hanno rilevato che "le decisioni dei tribunali nazionali sono state meticolose e accurate e riesaminate in tre gradi di giudizio con ragionamenti chiari ed estesi che hanno corroborato sufficientemente le conclusioni a cui sono giunti i giudici". Nell'Europa che quando si è trattato di legiferare sui desideri di singoli o di piccole lobby piccole ben organizzate ha invocato l'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo sul "diritto al rispetto della vita privata e familiare" ora, davanti al lettino di Charlie, non lo invoca più.