Banche venete, M5S: decreto è un altro regalo ai truffatori

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È il giorno in cui Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca cessano di esistere, formalmente e di fatto. Padoan è intervenuto e ci ha spiegato quali sono state le decisioni prese: "una liquidazione pura e semplice avrebbe comportato una crisi drammatica per un territorio che sta trainando l'Italia nella ripresa economica, dato che le due banche avevano tra i loro clienti 200mila imprese". Peccato che considerando i 17 miliardi per le venete e i circa 6 miliardi (su 8,3 miliardi di ricapitalizzazione precauzionale) da spendere per MPS lo scudo governativo abbia già esaurito la sua potenza di fuoco. "A quell'asta si sono presentate altre primarie banche internazionali".

Per definire tutti i dettagli dell'operazione, il ministro Padoan e il suo staff hanno passato tutto sabato pomeriggio a Palazzo Chigi, facendo slittare di un giorno il Consiglio che ha approvato il testo definitivo del decreto.

Negli ultimi giorni la situazione è precipitata perché non c'era modo di trovare 1,2 miliardi chiesti dalle autorità europee.

Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche.

In questo panorama fosco e fluido, si parla anche di possibili crisi di altre banche, specie le Popolari, recentemente coinvolte in un rigido processo di riforma (anno 2016), che ha da subito provocato una riduzione consistente del valore dei titoli, detenuto da migliaia di soci. "Tutto regolare - dice una signora - da oggi sono sotto Intesa San Paolo". Mantoan, procedendo ad accorpare le ULS neanche fossero le banche venete, e a non sostituire il personale medico e paramedico in pensione, neanche fosse un ragioniere allo sportello. In altri momenti l'intervento pubblico avrebbe fatto gridare allo scandalo, ora è il momento del silenzio: tutti statalisti quando vi esplodono le banche in mano?

Per evitare il bail-in il Governo si è accollato il costo del salvataggio.

Intesa Sanpaolo comunica che, "a titolo di ristoro per i piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due banche", l'istituto guidato da Carlo Messina "stanzierà complessivamente 60 milioni di euro, che includono un importo come proprio intervento in aggiunta alla quota parte prevista del contributo del sistema bancario". Il conto però è parecchio salato. "Gli incassi serviranno a ripagare i 4,8 miliardi, a coprire le garanzie e a restituire il prestito che Banca Intesa farà alla liquidazione" spiega Carmelo Barbagallo, responsabile della Vigilanza di Via Nazionale.

Quanto costerà l'intervento dello Stato? Lo ha detto, in un'intervista a Repubblica, l'a.d. di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, aggiungendo che senza tale operazione 10 miliardi di soldi pubblici sarebbero andati "in fumo".

"Esclusa ope legis Intesa SanPaolo - si chiede Federconsumatori - potranno i risparmiatori truffati rivolgere le loro richieste di danni alla bad bank o no?"

- fino a 1,285 miliardi di "risorse a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale", cioè per chiudere filiali e mandare a casa dipendenti. - L'indennizzo può essere richiesto solo da chi ha comprato i subordinati in contropartita diretta dalla banca entro il 12 giugno 2014, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della direttiva Brrd.

Si esaurisce così lo stanziamento disponibile per il sistema bancario italiano.