Migranti: botte e stupri Libia, un fermo

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Il 23enne, sospettato di far parte di un'associazione per delinquere armata transnazionale dedita a tratta di persone, dovrà rispondere delle accuse di sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

È stato fermato dagli agenti della Polizia di Stato presso l'hotspot di Lampedusa e condotto presso la casa circondariale di Agrigento - a disposizione dell'Autorità Giudiziaria - il 23enne somalo Taher Mouhamed Ahmed.

Le indagini erano partite lo scorso 27 maggio, quando il giovane somalo dalla Libia era sbarcato a Lampedusa. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti T.M.A. sarebbe uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrati in Libia in una struttura nei pressi della zona agricola denominata Hudeyfà, in territorio di Cufrà. Rodolfo Ruperti e dalla Squadra Mobile di Agrigento, diretta dal Dott. Giovanni Minardi. Si tratta del sesto aguzzino individuato presso le nostre coste da metà marzo ad oggi, ha spiegato Minardi, nei confronti dei quali sono stati già attuati 3 procedimenti penali.

"Ci picchiava e si divertiva a umiliarci".

L'arrestato, a Lampedusa, avrebbe minacciato le sue vittime, al fine di convincerle a non denunciarlo alla Polizia Italiana. Lui picchiava i migranti. "Mi ricordo che una volta lo stesso libico, a cui la struttura appartiene, lo ha ripreso perche' ci picchiava cosi' forte da ridurci in fin di vita".

Gli extracomunitari hanno raccontato di essere stati picchiati ripetutamente con tubi di gomma mentre erano al telefono con i parenti per costringere questi ultimi a versare la cifra necessaria al viaggio verso l'Europa. Cifra che si aggiravano anche sui 5mila euro.

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