Banche venete, cosa succede dopo la liquidazione

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Il dl dovrebbe vedere la luce entro la fine del week end, quando le borse sono ancora chiuse, come annunciato dal Ministero dell'Economia nei giorni scorsi.

La Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca "saranno sottoposte alle procedure italiane di insolvenza".

Un secondo tentativo di ricapitalizzazione precauzionale (per evitare la liquidazione delle due banche venete) proposto dal Tesoro con la richiesta di 1,2 miliardi provenienti da capitali privati non è andata a buon fine semplicemente perché non si è fatto avanti nessun investitore.

Fa impressione sentire le cronache dei giornali che Intesa abbia offerto simbolicamente un euro per comprare gli asset positivi delle banche venete, mentre quelli negativi, crediti deteriorati in particolare, saranno a carico dello Stato ( la stessa operazione da sciacalli fu fatta con il Banco di Napoli). Sarebbero solo 1.200 i posti da tagliare con i prepensionamenti.

Il risultato finale, spiega Lepri, è figlio di mesi di demagogia sul "risparmio tradito" in cui governo e opposizioni si sono infognati senza che nessuno trovasse il coraggio di affrontare la realtà. Il piano comporterebbe un intervento, da parte delle casse pubbliche, stimato tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Per domenica è attesa la decadenza dei due consigli di amministrazione, come si è appreso dopo le rapide riunioni di ieri. La contestazione poteva ora applicarsi allo schema che prevede che sia lo Stato a rifinanziare il fondo esuberi, che dovrebbe permettere di risolvere il nodo dei quattromila addetti in più per le venete.

Il salvataggio da parte di Intesa Sanpaolo attraverso l'acquisizione di alcune attività che non impattino sul Cet1 e sui dividendi crea non pochi dubbi ad alcuni analisti: quelli di Banca Akros considerano tale operazione in contrasto con le regole della normativa europea Brrd, quindi questo 'salvataggio' potrebbe non ottenere l'ok europeo.

Coinvolgendo i possessori di bond subordinati (esclusi i senior) ed azzerando gli azionisti, si potrà procedere a colmare le perdite. "Ci appelliamo al presidente del consiglio Polo Gentiloni, al ministro dell'Economia Padoan, affinché difendano col coltello tra i denti il settore bancario italiano, i lavoratori delle due banche venete, i risparmiatori e le imprese", ha sostenuto il segretario nazionale degli autonomi della Fabi, Lando Sileoni, seguito a ruota dai colleghi delle altre sigle. In uno si lascia il poco di positivo che rimane dell'azienda, nell'altro la sua parte peggiore.

L'avvocato Andrea Arman che rappresenta l'associazione annuncia il ricorso alla Procura della Repubblica di Roma definendo un decreto che interviene anche sulle obbligazioni un "atto contrario alla legge".