Consip, il Senato vota. Respinta la mozione su Lotti

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Accuse che il diretto interessato ha sempre respinto. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ribadisce che Ferrara e Ferrigno "si sono dimessi per non indebolire il lavoro di Consip". Mentre Marroni ha tenuto duro sulla propria linea, ribadendo che Ferrara aveva raccontato di aver sapute dell'inchiesta su Consip dal generale dei carabinieri Tullio Del Sette e ribadendo ai magistrati della fuga di notizie che ha portato all'iscrizione nel regiastro degli indagati del ministro Lotti, di Del Sette e del capo dell'Arma in Toscana Emanuele Saltalamacchia (mentre Tiziano Renzi è indagato per traffico d'influenze e il carabiniere che aveva trascritto le intercettazioni, Gianpaolo Scafarto, per falso). Grasso ha però dichiarato inammissibili entrambe le mozioni."Riteniamo gravissima la decisione del presidente Grasso di dichiarare improponibile il nostro ordine del giorno, in cui chiedevamo di revocare le deleghe al ministro Lotti, e la mozione di MdP".

L'assemblea di Consip per la definizione del nuovo cda si terrà martedì prossimo, 27 giugno. Per il Pd, visto che il cda è decaduto, le mozioni "non hanno più senso".

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Una mossa che non sembra - vista la determinazione dimostrata - poter contribuire a raffreddare il clima politico e, al Senato, quasi inevitabilmente si andrà allo scontro sulle 6 mozioni parlamentari presentate.

Cosa si diranno Marroni e il numero uno dell'anticorruzione, Cantone, nel loro ormai prossimo incontro? O l'hanno fatto? Su questo - insiste Augello - deve risponderci il governo. Lo stesso faranno i Democratici e Mdp, che appunto a differenza degli altri chiede in modo netto la sospensione delle deleghe del ministro. Il tema è chi ha detto la verità tra Marroni e Lotti. Nel primo interrogatorio avvenuto la scorsa estate Ferrara aveva ridimensionato la circostanza spiegando che si era trattato "di un generico avvertimento a stare lontano da Romeo". Difficile comunque che l'Aula del Senato scelga di non affrontare tout court l'argomento: quindi, almeno una discussione in Assemblea dovrebbe essere assicurata. Ma forse c'è un l'altra spiegazione, che non riguarda solo i timori elettorali del Pd. Ma l'ad Marroni non intende dimettersi, dando spazio così alle forze dell'opposizione di chiedere che venga fatta chiarezza.