Don Ciotti, non ho paura minacce Riina, andiamo avanti

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"Il nostro impegno va avanti".

L'udienza si è tenuta davanti al gip Anna Magelli che si è riservata di decidere sull'opposizione all'archiviazione dell'inchiesta aperta dopo che le intercettazioni del dialogo, depositate nel processo Stato-Mafia, sono state trasmesse alla magistratura milanese per competenza.

Roma, 28 mag. (askanews) - Si svolgerà domani lunedì 29 maggio alle ore 10 al Tribunale di Milano (Ufficio del giudice per le indagini preliminari) l'udienza per le minacce di Toto Riina rivolte a Luigi Ciotti, presidente di Libera, intercettate il 14 settembre 2013 nel carcere di Opera a Milano, nel corso di una conversazione tra il capomafia di Corleone e il boss della Sacra Corona Unita, Alberto Lorusso. La ragione alla base delle minacce, secondo gli investigatori della Dia, era legata all'attività di Libera, che gestisce diversi beni confiscati a Cosa nostra.

"Sulla rilevanza penale delle minacce di Totò Riina giudicheranno i magistrati - dichiara in una nota l'Ufficio di presidenza di Libera - ma il loro significato trascende la sola sfera giuridica. Per me sono parole chiare". Le sue parole non sono le parole di uno qualsiasi.

Il prete-coraggio ha manifestato tutta la sua "gioia" perché il procedimento di questa mattina si è celebrato nell'aula della Prima Corte d'Assise di Milano, "la stessa aula dove c'e' stata la sentenza per chi ha ucciso Lea Garofalo", la collaboratrice di giustizia sciolta nell'acido dalle cosche della 'ndrangheta attive in Lombardia. "Per questo continueremo a difendere la libertà e a contrastare ogni forma di violenza e corruzione". "Da quel momento - ha evidenziato il presidente di Libera Ciotti - decine di donne, senza fa rumore, per amore dei figli, stanno rompendo i codici mafiosi e aprendo un grande varco".