Ricerca: scoperto legame tra Parkinson e batteri dell'intestino

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"La scoperta rappresenta un cambio di paradigma e apre per il futuro nuove possibilità di trattamento per i pazienti". I ricercatori hanno lavorato su topi geneticamente modificati per il Parkinson, dividendoli in due gruppi: il primo cresciuto in ambiente sterile (germ free), il secondo in condizioni normali.

Le oscillazioni giornaliere nella localizzazione della flora batterica e nella produzione di metaboliti nell'intestino ha un grande impatto sull'espressione dei geni nei tessuti dell'ospite (Cortesia Thaiss et al/Cell 2016) L'aspetto più rilevante della scoperta però è che questi cambiamenti del microbioma intestinale, oltre a influenzare i ritmi circadiani dell'ospite, hanno effetti profondi sulla sua fisiologia: effetti che non si limitano all'intestino ma raggiungono anche tessuti distanti, come quello del fegato, le cui cellule variano i livelli di espressione dei loro geni in sincronia con i ritmi della flora intestinale.

I risultati hanno evidenziato come esista un'influenza negativa diretta da parte del microbioma intestinale nel peggioramento dei sintomi della malattia e dall'altra parte hanno confermato che le terapie probiotiche potrebbero alleviare i medesimi sintomi.

Anche in Italia si stanno realizzando ricerche su microbioma e malattie degenerative. "L'alterazione del microbiota favorirebbe l'ingresso della molecola nel cervello iniziando il processo patologico che porta poi alla malattia". "Lo studio riportato in questo articolo supporta questa ipotesi e incoraggia la prosecuzione della ricerca sul microbiota". Il futuro della ricerca consiste nell'identificare batteri "buoni" e "cattivi" per capire come agire. Sarkis Mazmanian -potrebbe servire da marker diagnostico per la malattia, o persino fornire nuovi obiettivi per lo sviluppo di farmaci specifici.