Operazione "Earthquake" in Centro Italia: raffica di arresti tra Pescara e Perugia

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Terremoto a L'Aquila, ricostruzione e mazzette. I reati per i quali si procede sono associazione a delinquere, corruzione, concussione, turbativa dasta e falso in atto pubblico nellambito delle opere di ricostruzione post sisma 2009 nellaquilano. Tutti coordinati dalla procura della Repubblica di Pescara in una vasta operazione di carattere interregionale per eseguire oltre ai provvedimenti di custodia cautelare in carcere, sequestri di denaro, immobili e perquisizioni nelle 2 province.

Gli avvisi di garanzia notificati nell'ambito dell'operazione "Earthquake" sono 11.

Ricostruzione a Bussi sul Tirino (Pe). In manette finisce il responsabile dell'ufficio tecnico della Ricostruzione n. 5 del cratere, ossia Bussi, città quasi al confine con la provincia acquilana.

Le indagini del Corpo Forestale dello Stato con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni presso le sedi umbre delle società di costruzione e acquisizioni documentali negli uffici tecnici della ricostruzione del cratere aquilano, oltre agli interrogatori di altri testimoni, hanno svelato quello che per gli inquirenti è un piano - così definito dagli stessi indagati nelle loro conversazioni - per gestire in modo unitario e sistematizzato l'attività edilizia sugli edifici danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009.

Il buon esito dell'istruttoria.

Il sistema di basava sul previo accaparramento degli incarichi di progettazione degli aggregati edilizi del cratere, in maniera da acquisire una indebita posizione di monopolio degli affidamenti dei lavori, e ciò per il tramite della corruzione di pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio (tecnici dei consorzi privati aventi diritto alla ricostruzione finanziata dallo Stato), costringendo le ditte ad erogare rilevanti somme di denaro per poter accedere al mercato degli appalti della ricostruzione, agevolati dalla totale contribuzione pubblica.

Ombre sulla scuola da ricostruire a Bugnara (Aq).

Sequestrati 330.929,63 euro ritenuti profitto del reato di corruzione. I due secondo quanto si legge nell'ordinanza del Gip Sarandrea, erano al centro, con altri, di un sistema consortile che distribuiva le opere di ricostruzione e "la progettazione direzione e realizzazione delle opere ammesse a finanziamento pubblico a cui partecipavano le ditte poi divenuta appaltatrici che per il solo fatto dell'adesione venivano indotte a pagare l'importo pari al 17% 20% del valore delle commesse somma che in parte andava destinata al pagamento corruttivo di altri".