Isis prepara attacco alla diga di Mosul: 600 italiani a rischio

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Sono 400 i militari italiani attualmente presenti a Mosul per la protezione dei lavori di messa in sicurezza della diga, a rischio cedimento. Tra quel centinaio moltissimi sono in forza alla Brigata Aosta di stanza a Messina e, a parte quelli del Logistico, sono bersaglieri del Sesto Reggimento che opera a Trapani. Lo rivela il sito Wikilao, che cita fonti di intelligence, ripreso dall'Ansa. La macchina dell'operazione è ormai avviata, aggiungono le fonti, sebbene venga condotta in segretezza dagli uomini del Califfato, evidentemente intenzionati a sfruttare al massimo l'effetto-sorpresa. Nessun proclama sul web, dunque, esattamente come avviene alla vigilia degli attacchi più spettacolari del sedicente Stato Islamico.

Consapevoli della protezione eretta intorno alla diga - la cui ristrutturazione risulta di importanza notevole per il futuro economico ma anche per la stabilità politica del Paese - i leader del Califfato "hanno deciso di costituire un vero e proprio esercito di circa duecento miliziani", che dopo un incontro nei pressi delle alture di Badush (a circa 15km da Mosul) si sono sparpagliati in diversi villaggi circostanti la 'capitale' dello Stato islamico in Iraq. Si tratta, scrive il sito, di "un contingente multinazionale formato da gente con passaporti francesi, russi, libici e tunisini; tunisino è anche Saleh Bin Ahmed al-Harbi, ritenuto l'organizzatore dell'attacco, che ha messo alla testa dei miliziani un uomo chiamato Abdel Aziz Hussein al-Mashadani". Per la missione - viene poi ancora spiegato - sono stati reclutati cecchini e combattenti esperti, ai quali dovrebbe aprire il campo un avamposto di una dozzina di attentatori suicidi.

Si parla di pezzi di artiglieria da 122 e 130mm, in grado di colpire obiettivi distanti fino a 20 chilometri e perfino di missili, che sarebbero stati nascosti in alcuni camion-frigorifero. L'operazione, chiamata Gazwat al-Mawt (Conquista della morte), sarebbe stata ordinata nei mesi scorsi direttamente da Abu Bakr al-Baghdadi, che attraverso la diga di Mosul potrebbe provocare la più grave strage della breve ma già sanguinosissima storia del suo Califfato. La possibilità di un attacco terroristico verso i nostri soldati in Iraq, però, è stata considerata prima che i militari arrivassero a Mosul. Il cantiere che sta per avviarsi in questi giorni della Trevi, il colosso cesenate delle costruzioni che ha vinto la commessa col governo iracheno da 273 milioni di euro, parte nel segno delle minacce degli estremisti islamici.