La plastica in mare finisce sulle nostre tavole — Greenpeace

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Greenpeace Italia, che ha realizzato una sintesi del rapporto in Italiano dice che "La presenza di frammenti di plastica negli oceani è un problema noto da tempo e sempre più drammatico". Per microplastiche si intendono particelle di plastica di diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm, che possono essere prodotte dall'industria (come le microsfere utilizzate in molti prodotti cosmetici o per l'igiene personale), o derivare dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o della luce ultravioletta. Sono sempre più frequenti le immagini di animali intrappolati in vari tipi di reti e imballaggi che finiscono in acqua e ci restano o delle interiora di pesci e uccelli piene di piccoli frammenti colorati.

"Una mole crescente di prove scientifiche mostra che le microplastiche possono generare gravi conseguenze sugli organismi marini e finire nei nostri piatti".

Quella di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell'associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge.

Cresce la produzione di plastica a livello globale - dalle 204 tonnellate prodotte nel 2002 si è giunti a 299 tonnellate del 2013 - e, in parallelo, aumenta in maniera esponenziale l'invasione dei mari e degli oceani da parte delle microplastiche: considerando che il 60-80% dei rifiuti presenti in mare è costituito da materiale plastico, i frammenti di plastica presenti nell'ecosistema marino (senza considerare i rifiuti di plastica presenti sulle spiagge o sui fondali) sono stimabili in un numero compreso dai cinquemila ai cinquantamila miliardi di unità con un peso di oltre 260 mila tonnellate. Purtroppo, non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana ma i dati disponibili confermano la necessità di applicare con urgenza il principio di precauzione, vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre in generale l'utilizzo di plastica.

E' dunque davvero importante che le aziende che le utilizzano mettano subito al bando le microsfere di plastica e che, se proprio occorre, le sostituiscano con delle alternative non inquinanti.

E allora che cosa fare?

Greenpeace pubblica un nuovo rapporto sull'impatto delle microplastiche su pesci, molluschi e crostacei.